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Coppa del Mondo 2018: ricapitolando le partite

Quello che è appena terminato è stato di certo uno dei mondiali di calcio più singolari della storia. Leggi i nostri commenti sulle partite, oppure scopri nella tabella seguente i nostri migliori siti scommesse su cui ti consigliamo di puntare se vuoi scommettere sulle qualificazioni calcio Europa League e Champions League 2018/2019. 

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Le nazionali su cui tutti avevano scommesso maggiormente hanno infatti deluso per la maggior parte e fin dalle prime partite: la Germania campione in carica è uscita ai gironi, il Brasile lascia dietro di sé un ricordo sbiadito, fatta eccezione per le giocate di Neymar e Coutinho, uscendo ai quarti di finale contro un Belgio molto determinato, l’Argentina del fenomeno Messi è stata protagonista di uno psicodramma che ha visto prima la squadra lottare per qualificarsi al torneo, poi rischiare di uscire ai gironi contro la Nigeria, e infine venire letteralmente fatta a pezzi dalla Francia.

La Spagna, poi, è stata fatta fuori ai rigori dai padroni di casa della Russia negli ottavi di finale. E sempre agli ottavi si è fermato anche il Portogallo, guidato dal cinque volte pallone d’oro Cristiano Ronaldo, il giocatore di cui al momento si parla di più in Italia a causa del suo recentissimo trasferimento alla Juventus. È stato dunque un mondiale in cui hanno prevalso le “piccole”, squadre come il Belgio, ad esempio, che da anni ha puntato sul vivaio e sui giovani ed è stata premiata con un meritatissimo terzo posto per la prima volta nella sua storia. O come l’Uruguay, che pur venendo sconfitto ai quarti dalla Francia è uscito a testa alta dalla competizione, e grazie al suo gioco raffinato ha fatto nel complesso una bella figura. Peccato invece per il Senegal, l’unica squadra del torneo allenata da un africano, uscito ai gironi con il Giappone a causa della regola del fair play, regola che prevede che a parità di punti, di gol fatti e di differenza reti, venga eliminata la squadra che ha accumulato più cartellini gialli.

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Francia e Inghilterra hanno di fatto rappresentato le uniche eccezioni a questa tendenza: quest’ultima è stata però molto facilitata dal fatto di aver incontrato prevalentemente avversari morbidi nel corso delle fasi iniziali della competizione, ed è infatti uscita in semifinale con la prima squadra veramente compatta che ha incontrato, vale a dire la Croazia. Aver poi disputato, e perso, la finale per il terzo e quarto posto contro il Belgio ha avuto un’ulteriore valenza simbolica per l’Inghilterra, date le attuali polemiche in corso con Bruxelles e legate agli accordi sulla Brexit.

Il vincitore

Discorso a parte invece per la Francia, una delle squadre più quotate fin dall’inizio del torneo, e che partiva con una delle rose più giovani e più forti sulla carta, che sotto la guida dell’ex centrocampista juventino Didier Deschamps che ha saputo creare e mantenere un amalgama tra i giocatori che ha favorito la squadra e le ha permesso di arrivare in finale, pur con difficoltà e senza rendersi protagonista di un gioco particolarmente eccitante, e di aggiudicarsi il suo secondo titolo mondiale venti anni dopo il primo, vinto in casa in finale contro il Brasile nel 1998. Parlando della Francia non si può non citare il fatto che questo è stato il mondiale che ha contribuito a rivelare al mondo intero il formidabile talento del velocissimo Kylian Mbappé, attaccante diciannovenne del Paris Saint-Germain, protagonista di alcune delle giocate più fenomenali ed elettrizzanti dell’intera coppa del mondo.

Ciò è dovuto in parte alla liberalizzazione degli scambi dei giocatori e alla venuta meno di molti vincoli sul limite massimo di giocatori extracomunitari in squadra. Infatti in questo modo molti giocatori delle nazionali considerate di solito “periferiche” sono finiti a giocare nei principali club europei e sudamericani, guadagnando in termini sia di esperienza che specialmente di preparazione atletica e fisica.

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Tra loro ci sono diversi protagonisti della coppa del mondo del 2018, ad esempio molti giocatori della nazionale belga come Marouane Fellaini, centrocampista del Manchester United, o il giovane attaccante del Chelsea Michy Batshuayi, entrambi di origine africana e militanti nella Premier League inglese.  O ancora i croati Luka Modrić, centrocampista del Real Madrid, e Mario Mandzukic, attaccante in quota alla Juventus. Se le varie nazionali della ex-Jugoslavia fossero ancora unite sotto un’unica bandiera avrebbero davvero oggi un “dream team” eccezionale e virtualmente imbattibile. Tuttavia questo equilibrio non si è tradotto nel mondiale né in un grande gioco tattico, né tantomeno in un gioco spettacolare.

Molti commentatori hanno cercato di spiegarsi l’andamento di questo campionato del mondo, e quasi tutti hanno sottolineato che il livello di gioco sia stato in generale piuttosto basso, come dimostrato anche dal numero incredibile di autogol segnati durante tutto il torneo, compreso quello clamoroso del già citato Mandzukic in finale. Questo fenomeno è probabilmente da imputare al fatto che il calcio è uno sport che va “a cicli”, e adesso ci troviamo evidentemente in un momento che privilegia le fasi difensive (è stato certamente un mondiale delle difese più che degli attaccanti), il dribbling come pausa piuttosto che come azione offensiva che crea scompenso nella squadra avversaria, e allo stesso tempo l’estrema velocizzazione e verticalizzazione delle azioni, con tattiche che puntano tutto sull’estrema fisicità dei giocatori, veri portenti di corsa con la palla al piede.

Questo ha fatto sì che le partite sono state decise più dalle trovate geniali del singolo campione, che non dalla strategia tattica della squadra. È stato anche un mondiale i cui ritmi sono stati dettati dalle singole giocate, un mondiale dell’acme, e di alcuni numeri giustamente indimenticabili come i contropiedi del francese Mbappé o la punizione di Cristiano Ronaldo all’88esimo contro la Spagna.

Per concludere…

In conclusione è stata una coppa del mondo piuttosto scialba, specie in confronto a quanto eravamo stati abituati a vedere nelle ultime edizioni del torneo. Per il pubblico e per gli scommettitori italiani ha di sicuro contribuito negativamente anche l’assenza della nostra Nazionale, non qualificatasi alla coppa del mondo, ma paradossalmente proprio questo potrebbe aver permesso loro un atteggiamento più distaccato nei confronti dell’andamento delle partite.

 

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