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Coppa del Mondo Rugby a 13 2017

La finalissima della Coppa del Mondo Rugby a 13 2017 si giocherà nella giornata di sabato 2 dicembre a Brisbane, e vedrà fronteggiarsi Australia e Inghilterra. I canguri sono chiamati a difendere il titolo vinto nel 2013 all’Old Trafford di Manchester ai danni dei “cugini” neozelandesi e cercheranno di confermare la brillante scia di risultati ottenuti dall’inizio del torneo, dove hanno di fatto costretto ogni selezione affrontata sin qui a recitare il ruolo di comparsa. Dall’altro lato, un’Inghilterra più che mai agguerrita si ritrova a disputare l’atto conclusivo 22 anni dopo l’ultima finale raggiunta, e farà di tutto per portare a casa la Coppa più prestigiosa che è mai riuscita a sollevare nel corso di cinque partecipazioni. I britannici sono chiamati a un mezzo miracolo, dal momento che le due nazionali si sono già affrontate nella fase a gironi e gli australiani si sono imposti con uno score piuttosto largo; dall’altro lato, però, le finali costituiscono spesso storia a sé, motivo per cui le motivazioni potrebbero fare la differenza portando i valori sulla carta a livellarsi.

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By PNG Rugby Football League via Department of Foreign Affairs and Trade (Flickr: PMs XIII Coaching Clinic and Match) [CC BY 2.0], via Wikimedia Commons
Quello della Coppa del Mondo Rugby a 13 2017 è un appuntamento che si sta lentamente ritagliando uno spazio sempre più grande all’interno del panorama dei maggiori eventi sportivi, anche se la disciplina non può ancora vantare l’attenzione che stampa e pubblico dedicano al rugby tradizionale (quello composto da 15 giocatori per squadra, cui si fa normalmente riferimento con la locuzione “Rugby Union”). Organizzata a cadenza quadriennale come per la gran parte delle competizioni che vedono affrontarsi tutte le nazionali del pianeta, questa fase finale della Coppa del Mondo Rugby a 13 2017 – arrivata all’edizione numero quindici – si svolge in Australia, Nuova Zelanda, e Papua Nuova Guinea, e va avanti ormai dallo scorso ottobre. L’epilogo di Brisbane sarà quindi l’occasione per arricchire l’albo d’oro della competizione oltre a dare l’appuntamento al 2021 nuovamente in Inghilterra, questa volta con un format allargato a 16 squadre – due in più rispetto all’edizione corrente.

Uno sport di lungo corso

Il “Rugby league” è una variante del rugby tradizionale che prevede, per l’appunto, l’utilizzo di tredici effettivi per squadra anziché quindici. L’origine di questa tipologia di rugby muove i primi passi in Inghilterra sul finire dell’Ottocento, approdando in Australia e Nuova Zelanda nei primi anni del Novecento, mentre il primo Paese non di lingua anglofona a importare lo sport su larga scala tra i propri confini nazionali fu la Francia. Il successo di questo sport è dovuto in parte alle regole differenti rispetto al Rugby Union: a cambiare è infatti il sistema di punteggi, e più in generale la natura del gioco e delle azioni, sostanzialmente più vicine al football americano. Nel rugby a 13, infatti, la squadra in possesso dell’ovale ha a disposizione un numero limitato di attacchi – sei – per superare la metà campo ed andare eventualmente in meta. Nel caso non riesca a conseguirlo, il possesso passa all’altra squadra proprio come per lo sport giocato negli Stati Uniti. Fatta salva l’impossibilità di passare l’ovale in avanti, come accade nel Rugby Union, come detto il sistema di punteggio a variare sensibilmente: una meta vale infatti 4 punti, trasformazione e calcio di punizione 2, mentre il drop vale 1.

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By digiarnie [CC BY 2.0 ], via Wikimedia Commons
Il rugby a 13 viene giocato professionalmente per lo più in Gran Bretagna e Oceania: non è un caso, quindi, che ad arrivare fino in fondo siano di norma nazionali provenienti dal mondo anglosassone, o per allargare il raggio, dal Commonwealth – esattamente come le finaliste di questa edizione della Coppa del Mondo Rugby a 13 2017. Nell’emisfero australe si tratta di una disciplina altamente popolare e con un vasto seguito di pubblico, e le manifestazioni che vedono impegnate le nazionali sono sempre una grande festa dello sport. Vista la crescente attenzione anche dalle nostre latitudini, è notizia di qualche giorno fa l’organizzazione di un Six Nations in Irlanda, sullo stile del più celebre torneo di rugby a 15: l’Irlanda, che si è fatta promotrice dell’idea, starebbe mettendo a punto una formula proprio per avvicinare ancora di più il pubblico, contando sul prestigio esercitato dalla competizione di lunga data e sulla possibilità di regalare al pubblico di Dublino un “derby” contro gli inglesi – che al momento non hanno però ancora confermato la presenza con la prima squadra. Non resta che vedere se la scia di questa Coppa del Mondo Rugby a 13 2017, oltre ad un’eventuale vittoria inglese, saprà trascinare lo sport fino a farlo diventare un’istituzione anche in Europa, dove il rugby vanta invece milioni di appassionati e campionati professionistici in diversi Stati.

Il movimento italiano e il cammino al Mondiale

Per quanto concerne l’Italia, a livello ufficiale il rugby a 13 è uno sport che ha da poco spento venti candeline, dal momento che l’istituzione di una Federazione apposita risale solo alla metà degli anni Novanta. Una nazionale italiana era stata assemblata e giocava già dal secondo Dopoguerra, partecipando a tornei europei e distinguendosi anche per buoni risultati, visto e considerato il poco del movimento. Con l’instaurazione della Federazione ed i conseguenti collegamenti con quella internazionale, l’Italia è andata abbracciando a piccoli passi la variante a 13 giocatori, grazie anche al lavoro di diversi ex giocatori e tecnici italo-australiani, che si sono mossi in prima persona per mettere il loro bagaglio tecnico a disposizione delle strutture locali e dare linfa al movimento. Nonostante diverse fasi di rallentamenti dovuti a conflitti interni alla Federazione, che ha prodotto una scissione nel 2010, il rugby a 13 oggi sta lentamente risalendo: la nazionale ha trovato casa nell’impianto padovano dello Stadio Plebiscito, e la Federazione è al lavoro per organizzare finalmente un campionato italiano esteso a tutta la penisola.

Per quanto riguarda la Coppa del Mondo Rugby a 13 2017, l’Italia ne ha preso parte per la seconda volta dopo il 2013, e vi è approdata dopo una fase di qualificazione che l’aveva vista giocarsi l’accesso tramite spareggio, poi risolto a proprio favore contro la nazionale russa. La notizia più ripresa è stata senza dubbio quella che ha visto Mirco Bergamasco unirsi alla nazionale per dare il suo contributo: Bergamasco, tra i giocatori più rappresentativi del movimento rugbistico nostrano, è stabilmente nel giro della nazionale fin dal 2002, anno in cui vi si affacciò neanche ventenne. Le cose in Australia si sono messe subito male, dal momento che la prima partita contro l’Irlanda è stata persa per 36 a 12, estromettendo quasi subito gli azzurri dalla fase successiva. La netta affermazione contro gli Stati Uniti, sconfitti con un roboante 46-0, non ha reso del tutto vana la spedizione nostrana – certificando la posizione intermedia dell’Italia nelle gerarchie del Rugby a 1 – anche se ci ha pensato Figi a sancire l’eliminazione azzurra in seguito alla sconfitta patita con il punteggio di 38-10.

Nonostante il mancato passaggio alle fasi ad eliminazione diretta di questa Coppa del Mondo Rugby a 13 2017, la nazionale azzurra ricorderà con orgoglio un’annata comunque positiva, che ha fatto segnare a giugno la miglior vittoria di sempre a livello di punteggio – quando ha saputo imporsi contro la Spagna in un’amichevole terminata col punteggio di 94-4. Il 2018 vedrà l’Italia impegnata nel Six Nations a cui si è fatto riferimento poco sopra, segno che l’Italia è entrata nella mappa del rugby a 13 che conta, e ha ancora molto da guadagnare negli anni a venire.

La finale 2017: una storia tutta da scrivere

Pronosticare l’esito di una competizione di un mese non è mai scontato, anche quando i valori sulla carta rappresentano un punto di partenza di un certo peso; certo è che alla vigilia della nuova edizione della Coppa del Mondo Rugby a 13 2017  tutti si aspettavano di rivedere in finale la pluridecorata nazionale australiana, forte anche del supporto del proprio pubblico. Le aspettative non sono state tradite, e la selezione di Mal Meninga è andata per certi versi addirittura oltre, con un cammino che l’ha vista indiscussa protagonista nel ruolo di schiacciasassi di questa Coppa del Mondo Rugby a 13 2017. Capitanata dall’esperto Cameron Smith, giocatore il cui nome è indissolubilmente legato a quello dei Melbourne Storm dalla stagione 2002, l’Australia ha inaugurato il suo mondiale sconfiggendo proprio l’Inghilterra, prima di ripetersi con punteggi ben più netti contro Francia e Libano. Senza storia anche le due partite ad eliminazione diretta, che hanno visto Samoa e Figi patire uno scarto di oltre 40 punti ciascuna. Parliamo quindi del candidato numero uno alla vittoria finale, indicato già prima del torneo come la nazionale coi favori della carta. Del resto, se l’albo d’oro non mente, 10 titoli mondiali non si vincono per caso, e sono anzi la conferma di un movimento che gode sempre di ottima salute ed è in grado di sfornare giocatori in grado di dire la loro ai massimi livelli.

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By Leeds Library and Information Service [CC BY 2.0], via Wikimedia Commons
Di tutt’altro spessore è stato fin qui il cammino dell’Inghilterra, che ha passato la semifinale con Tonga al termine di un incontro che ha messo in luce pregi e difetti della nazionale di Wayne Bennett. Chissà a quanti, nei minuti finali della sfida che è valsa la possibilità di giocarsi questa Coppa del Mondo Rugby a 13 2017 , saranno ritornati in mente i fantasmi del 2013, quando di fronte al proprio pubblico gli inglesi si videro rubare il sogno dalla Nuova Zelanda, vero e proprio spauracchio per i britannici. In quell’occasione, infatti, fu allo scadere del tempo che la rimonta kiwi estromise l’Inghilterra dalla finalissima proprio contro l’Australia in uno dei più grandi drammi sportivi per i leoni di San Giorgio. Circostanze simili, ma esito inverso, nella partita di pochi giorni fa – arrivata in seguito a una serie di vittorie che hanno sì garantito le fasi finali, ma che non hanno mai davvero convinto appieno l’esigente critica sportiva, partita alla volta dell’Oceania con un carico di riserve e perplessità relative alle capacità della squadra. Due vittorie su tre nel girone hanno garantito agli inglesi di giocarsi i quarti di finale contro una delle ospitanti, la Papua Nuova Guinea, piegata 36-6. Quindi, come accennato, una semifinale dai due volti: imperiosa la prima frazione di gioco, chiusa sul parziale di 12-0, poi incrementato a 20 nel corso della seconda. Quando tutto sembrava indirizzato verso un tranquillo finale di partita, ecco il blackout mentale e l’incredibile rimonta di Tonga, riuscita a spingersi sul 20-18 senza però riuscire a compiere il miracolo. Un campanello d’allarme che non lascerà tranquilla la squadra nei giorni di preparazione alla finale, visto che di fronte troveranno un avversario che fin qui ha concesso solo 16 punti in tutto il Mondiale.

L’esito appare quindi piuttosto scontato, ma al di là di chi riuscirà a spuntarla una cosa è certa: questo weekend tutti gli occhi di un continente, insieme a quelli di  centinaia di migliaia di appassionati britannici, saranno puntati sulla partita che stabilità la vincente della Coppa del Mondo Rugby a 13 2017. Per la visione del match è bene tenere a mente che il fuso orario locale è avanti di quasi mezza giornata rispetto a quello nostrano:  una buona dose di riposo prima di svegliarsi alle prime ore dell’alba sarà perciò necessaria se si vuole godere in prima persona dello spettacolo garantito in questa finale. Trattandosi della gara più importante di ogni sport, la finale di questo Mondiale è certamente anche l’occasione di avvicinarsi a uno sport in crescita, e perché no, per i più giovani di apprendere le tecniche per diventare un domani i protagonisti del rugby a 13 a tinte azzurre.