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Formula 1 Gran Premio USA

Il weekend del 20-22 ottobre va in scena ad Austin, Texas, il Gran Premio degli Stati Uniti di Formula 1, diciassettesima prova del mondiale 2017. Alla luce dei recenti risultati, che hanno visto Lewis Hamilton rimontare lo svantaggio accumulato in classifica e superare nettamente il principale sfidante Sebastian Vettel, quello a stelle e strisce rischia di essere un GP più povero di contenuti rispetto a quanto ci si aspettava anche solo un mese fa.

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Tra il gap di punti che separa ora i due campioni e il numero di appuntamenti rimasti in calendario da qui al 26 di novembre, quando si correrà l’ultima prova ad Abu Dhabi, la stagione sembra essere arrivata anticipatamente ai titoli di coda, almeno per quello che concerne i primi posti nelle due competizioni. Sarà comunque un fine settimana da non perdere per diverse ragioni: la “ricostruzione” ferrarista passerà inevitabilmente da tutti i GP ancora da disputare, senza contare che a questi livelli si lotta sempre per il massimo complici gli interessi milionari in ballo. E poi c’è l’adrenalina che contraddistingue ogni appuntamento con le corse ad alta velocità, e che unisce milioni di spettatori in tutto il mondo – ancora di più quando si corre sui tracciati di nuova generazione, di cui la pista di Austin fa parte. Non ultimo le scommesse online: vagliando con attenzione tutti i mercati, si possono sempre trovare quote su cui fare più di un pensiero, ed avere così un motivo in più per seguire la gara dall’inizio.

Hamilton e la Mercedes: formula 1 Gran Premio USA

Il mondiale sbarca al Circuit of the Americas dopo un filotto di gare che, alla ripresa delle corse dopo la pausa estiva, ha sovvertito in maniera pressoché definitiva quelli che erano i valori emersi tra marzo e la fine di luglio. Se solo due mesi fa la Ferrari appariva in grado di interrompere il duopolio di Red Bull e Mercedes, quanto di buono fatto dal Cavallino nel 2017 ha subito una precipitosa e catastrofica picchiata verticale, coincisa con i due ritiri di Vettel nelle ultime tre gare disputate. Una batosta che ha spianato la strada alla Mercedes di Lewis Hamilton, capace di cogliere quattro successi su cinque Gran Premi che gli hanno permesso di issarsi in testa alla classifica piloti con un vantaggio di 59 punti. Un tesoro semplicemente da amministrare da qui alle prossime gare, ed una situazione che – come ammesso da tutte le parti in causa – lascia alla scuderia di Maranello solamente il beneficio dell’aritmetica. Per il pilota inglese si tratta di uno scenario che è quanto di più insperato – e, in parte, inspiegabile – potesse maturare dopo una prima parte di stagione in cui la Ferrari aveva sbagliato poco o nulla. Lewis Hamilton non occupa però la prima posizione per caso: assieme ad un motore ormai collaudato ai limiti della perfezione e a un’elettronica che non lo ha mai lasciato ai box, il pilota di Stevenage ha affinato nel tempo la sua capacità di stare in pista adattandosi ad ogni situazione, cosa che lo rende oggi un campione sotto tutti i punti di vista. E quando all’affidabilità della monoposto si uniscono talento ed esperienza, i risultati non sono che una logica conseguenza.

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Chi ne esce moralmente a pezzi è la Ferrari, che nel corso del 2017 aveva dimostrato di avere le carte in regola per lottare fino all’ultimo. Sono bastate però due complicazioni tecniche, due guasti della componentistica a compromettere il lavoro di una stagione, e costringere tutto il popolo ferrarista ad abbandonare ogni speranza di rimettere le mani sull’agognato titolo mondiale che manca ormai da troppi anni. I fallimenti di Singapore e Suzuka, causati da guasti che non si erano palesati né durante le libere né il sabato pre gara, hanno messo a nudo i limiti di una monoposto che di suo ha dato indicazioni positive per gran parte dell’anno, ma che non può prescindere da un blocco di forniture elettroniche realmente affidabili. Quelle su cui può contare la Mercedes, che non a caso ha portato a conclusione ogni Gran Premio – ad eccezione dell’unico ritiro di Bottas in quel di Montmelò, a Barcellona. Di contro, la Ferrari ha totalizzato ben quattro ritiri e una mancata partecipazione – quella di Raikkonen in Malesia, cosa che pesa oltremodo sulla classifica costruttori oltre che sui vari piazzamenti mancati sul podio. Una situazione che impone alla scuderia italiana di riflettere sin da ora sugli errori commessi e su cosa ancora serva per limare la distanza che la separa dalla corazzata Mercedes.

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E va in questa direzione la decisione di Sergio Marchionne, annunciata pochi giorni fa, di cambiare il responsabile al controllo di qualità dei fornitori, dando le chiavi di questo ufficio all’esperta spagnola Maria Mendoza. Del resto, in tempi in cui le monoposto sono sempre più automatizzate e non dipendono solo dall’estro dei piloti, fare affidamento su componenti ai limiti dell’infallibile è una prerogativa che incide sui risultati tanto quanto altri aspetti. Se i “puristi” della Formula 1 rimpiangono i tempi in cui le vetture erano per la quasi totalità frutto del design e della messa a punto di parti fatte in casa, oggi lo scenario è cambiato drasticamente e la battaglia si vince anche nella scelta di forniture di primo livello. Se la stagione è compromessa, meglio giocare d’anticipo e forzare un nuovo protocollo di procedure necessarie per garantire un futuro più roseo alla scuderia italiana: le prestazioni della rossa sono state in diversi frangenti più che interessanti, ma sull’affidabilità c’è ancora da lavorare. Compiuto questo ulteriore passo in avanti, chissà che la sfida ai vertici non possa essere ancora più spettacolare, e la riconquista di un titolo iridato di nuovo realtà.

Che cosa ci sarà quindi in palio ad Austin, circuito su cui Vettel ha fatto registrare il record di velocità nel 2012? Per la Mercedes di Hamilton il titolo potrebbe diventare a tutti gli effetti ufficiale proprio nel corso del fine settimana, mentre le flebili speranze del Cavallino sono aggrappate ad una vittoria di Vettel insieme al ritiro del trentaduenne inglese. Difficile, per non dire impossibile, ma anche un’eventualità di questo tipo manterrebbe l’attuale leader in testa con un vantaggio sempre considerevole. Alla Rossa non resta quindi che giocare per il secondo posto di Vettel nella classifica piloti, che dopo i recenti flop è ora da difendere con i denti vista la nuova situazione di risicato vantaggio. La distanza che separa l’asso tedesco da Valtteri Bottas è di sole 13 lunghezze, e perdere anche la seconda piazza dopo essere stato in testa per buona parte del campionato equivarrebbe ad un vero e proprio fallimento. La situazione in classifica costruttori appare invece più confortante: se la Mercedes ha messo il turbo scappando a 145 punti di vantaggio, la Ferrari conserva 95 lunghezze sulla Red Bull, che salvo tracolli salirà sul podio come terza. Si parla di un bottino comunque deludente considerate le premesse e i risultati, ma ora più che mai serve compattarsi e non lasciarsi vincere dallo sconforto: il 2018 non è poi così lontano.

Un tracciato accattivante

Il Circuit of the Americas, sito a sud della capitale texana, è il primo autodromo in territorio nordamericano appositamente costruito per ospitare le gare del mondiale di Formula 1, e conseguentemente delle categorie minori. Inaugurato nell’ottobre del 2012 al termine di un anno e mezzo di lavori, il circuito ha segnato il ritorno del mondiale negli Stati Uniti a distanza di cinque anni dall’ultima apparizione datata 2007, quando si corse per l’ultima volta nella storica casa dell’automobilismo di Indianapolis.

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Il tracciato si contraddistingue per diverse peculiarità: il senso di marcia (antiorario anziché orario), la tortuosità della pista (i piloti devono affrontare affrontare 20 curve), e l’altimetria, che fa del circuito uno dei più affascinanti nel panorama delle sedi che ospitano le corse. Pur non avvicinandosi allo storico circuito del Belgio di Spa-Francorchamps, caratterizzato da salite e discese continue per un dislivello massimo di quasi 100 metri, quello di Austin offre diversi punti in cui il cemento si piega nei due sensi, regalando a piloti e spettatori un continuo di emozioni. L’elemento distintivo è rappresentato dalla prima staccata verso sinistra, una curva in salita sita al fondo del rettilineo di partenza. Le monoposto si trovano quindi ad affrontare subito quello che in gergo ciclistico verrebbe definito un “muro”, dalla cui sommità si gode di una bellissima vista sul paddock e sulle tribune centrali. Le colline adiacenti, dove prendono posti gli spettatori durante il fine settimana di gare, contribuiscono a regalare un colpo d’occhio simil stadio naturale, e offrono una panoramica a 180° sul percorso a saliscendi che caratterizza questo nuovo impianto. Lo strappo iniziale – poco meno di 30 metri d’altezza – sarà il primo di 56 giri che i piloti dovranno compiere, per un totale di 308 km e 400 metri totali (la pista ne misura 5.513).

Scommesse sul Gran Premio degli Stati Uniti

Nonostante la situazione di classifica largamente definita, per gli amanti delle scommesse il GP statunitense non può che suscitare grande interesse, e vale la pena dare uno sguardo alle quote già pubblicate dai bookmakers aams per il fine settimana di gara. Pur parlando di mercati che non tengono ancora conto dei test del venerdì, oltre che delle qualifiche ufficiali che decidono la griglia di partenza, ci sono già parecchie indicazioni circa gli scenari che potrebbero verificarsi durante la manifestazione. Il favore dei pronostici è tutto per Lewis Hamilton, che sul circuito a stelle e strisce potrebbe già chiudere i conti e laurearsi campione del mondo per la quarta volta in carriera. Le quote per un suo successo nella gara di domenica oscillano tra l’1.80 e l’1.90, mentre per Vettel parliamo di valori non inferiori a 3.00. Planetwin365 paga 1.82 il trionfo del pilota Mercedes, mentre il ferrarista è dato per l’esattezza a 3.32. Dietro di loro troviamo Bottas, Raikkonen, e Verstappen (7.00, 13.00, 14.00 rispettivamente). Sempre su Planetwin365 c’è la possibilità di giocare un vincente diverso da Hamilton: in questo caso la quota è di 1.88, mentre scommettere contro Vettel – vale a dire che non vincerà il Gran Premio – vale solamente 1,25, quota che non merita di essere presa in considerazione.

Bet365 paga attualmente 1.83 il successo del leader della classifica piloti, mentre Vettel e Bottas inseguono rispettivamente a 3.25 e 7.00. Per un semplice discorso di value bet, fare un pensiero sugli sfidanti non sarebbe del tutto un azzardo. Sfondano il muro della quota 10 Kimi Raikkonen e Max Verstappen, dati a 13.00 e 15.00. 17.00 invece per Daniel Ricciardo. Sul bookmaker britannico troviamo anche il mercato del campione mondiale, con Vettel attualmente dato a 26, e Bottas a 501 – quote che segnaliamo solo per dovere di cronaca, vista la probabilità schiacciante relativa a Hamilton.

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Su 888.it lo scarto tra una vittoria di Hamilton e quella di Vettel è più ridotto: 1.90 per l’inglese, 3.00 per il ferrarista. Bottas e Verstappen sono invece dati rispettivamente a 7.50 e 9.00, con Ricciardo e Raikkonen a 11.00 e 13.00. Diversamente da Bet365, quindi, l’ordine di favoriti alle spalle del terzetto di testa cambia sensibilmente.

Da segnalare il mercato offerto da Sisal.it nella sua pagina dedicata alle scommesse, vale a dire Matchpoint. Sul bookmaker di lunga data si può infatti giocare il “Vincente mondiale piloti senza Hamilton”, che tradotto vuol dire chi conquisterà la seconda posizione in classifica: qui si può giocare Vettel a 1.65, mentre Bottas è quotato a 2.10. Il testa a testa offre quindi ancora spunti di interesse da qui a fine novembre, e visto lo stato di forma del pilota finlandese la quota potrebbe attirare più di un giocatore, ma attenzione alle condizioni: la natura stessa di questo mercato sottintende che nel caso di un’improbabile ma pur sempre possibile vittoria del mondiale da parte di un pilota che non sia Hamilton, la scommessa verrà ritenuta perdente. Non resta perciò che seguire da vicino l’avvicinamento al Gran Premio di Austin, vivendolo in prima persona con le scommesse online.